La terapia sistemica nasce intorno agli anni 50 negli Stati Uniti, nel momento in cui un gruppo eterogeneo di studiosi di differenti discipline (Gregory Bateson, Margaret Mead, C. McCullogh, N. Wiener, H. Von Neumann, Heinz Von Foerster solo per citarne alcuni), si incontrarono per dare vita ad una nuova branca del sapere che, condividendo gli studi originari del celebre biologo austriaco , Ludwig Von Bertalanffy, sulla “teoria generale dei sistemi”, trovò ben presto applicazione nel campo della clinica e della psicoterapia. ( in quegli anni principalmente dominata dalla psicanalisi e dalle nascenti terapie cognitivo-comportamentali).
Concetti fondamentali della nascente disciplina, denominata “cibernetica” (parola di origine greca, col significato di timoniere) , intesa come studio del controllo e dell’autoregolazione di un sistema, erano quelli di:
retroazione (feedback), (che può essere negativa e riportare il sistema alla sua “omeostasi”, od equilibrio precedente, oppure retroazione positiva, che amplifica le differenza e porta ad un cambiamento del sistema),
causalità circolare, dove una parte del sistema causa una modificazione in un’altra parte dello stesso che a sua volta retroagisce modificando la prima e così via…
Omeostasi come equilibrio dinamico.
Tutti questi concetti trovarono applicazione in questa nascente scienza della comunicazione e dell’informazione e ben presto nella clinica appunto, considerando la famiglia come un “sistema dotato di regole” e prendendosi cura dell’intero sistema familiare, non più solo del singolo individuo.
L’impatto innovativo di questo nuovo modo di fare terapia fu caratterizzato dal passaggio da una concezione intrapsichica della sofferenza e del disagio, ad una concezione interattiva, avendo come oggetto prioritario di cura ed attenzione il nucleo familiare intero, anziché il singolo individuo.
Le prime terapie sistemiche, denominate “terapie strategiche”, erano caratterizzate da un approccio breve che spostava il fulcro dell’attenzione dal sintomo, inteso in accezione psicanalitica come interno alla persona, e frutto di un compromesso fra istanze inconsce e principio di realtà, ad una concezione comunicativa e paradossale del sintomo, all’interno del contesto più ampio dove si manifesta, come unica soluzione possibile ed anche creativa per il suo portatore denominato “il paziente designato”.
Successivamente, col passaggio dalla cosiddetta “cibernetica del primo ordine”, ovvero cibernetica del sistema osservato, proprio del periodo strategico (la famiglia coi suoi meccanismi di funzionamento disfunzionali) si passò alla cibernetica del secondo ordine, o del sistema osservante, spostando l’attenzione e l’osservazione dalle dinamiche interne della famiglia a quelle co.costruite nell’interazione in terapia fra terapeuta e sistema familiare.
Questo passaggio consentì l’evoluzione da una terapia che mirava, strategicamente appunto, alla pura e semplice risoluzione del sintomo, ad una terapia che consente all’individuo, alla coppia od al sistema familiare, di trovare esso stesso, nella conversazione e nel processo terapeutico, le proprie soluzioni e i propri processi autoriparativi.
Il discorso si ampliò, dagli studi originari sull’informazione e sulla comunicazione paradossale del sintomo, al recupero delle premesse del terapeuta coinvolto nel processo clinico e delle sue emozioni nella relazione terapeutica in dialogo sia con la famiglia come sistema complessivo, sia con la coppia come suo sottosistema, sia con l’individuo stesso. Particolare attenzione viene dedicata al linguaggio ed alla conversazione terapeutica, alla costruzione sociale dei significati ed all’approccio narrativo, in linea con l’imperativo etico pronunciato da V. Foester: “agisci sempre in modo da ampliare le possibilità di scelta delle persone”.
TERAPIA SISTEMICA
TERAPIA SISTEMICA
MILAN APPROACH
La terapia sistemica relazionale nasce nelle stanze del Centro di Via Leopardi 19 a Milano, luogo di terapia e formazione, allorchè il gruppo originario, composto da Luigi Boscolo, Gianfranco Cecchin, Mara Selvini Palazzoli e Giuliana Prata scrisse il testo fondamentale “Paradosso e controparadosso”, dove per la prima volta vennero descritti in maniera esaustiva i concetti di base di quel modo di fare terapia.
Dopo aver scritto altri testi fondalmentali come l’articolo : “Ipotizzazione, circolarità e neutralità”, il gruppo si separò per divergenze rese evidenti dalle domande che gli allievi in formazione cominciarono a porre ai terapeuti: più che spiegazioni sui comportamenti dei componenti delle famiglie, le domande da loro poste vertevano sugli interventi fatti dai terapeuti in seduta, ponendo l’interazione fra terapeuta e sistema familiare come oggetto dello sguardo e del discorso clinico.
Intere generazioni di terapeuti si sono formati avendo la possibilità di osservare dal vivo, dietro un vetro specchio, le terapie condotte dai Maestri L. Boscolo e G. Cecchin, che diedero vita a quello che è diventato famoso in tutto il mondo con il nome di “Milan Approach”.
Pratiche come la connotazione positiva del sintomo, la prescrizione paradossale e invariante, le domande circolari e riflessive, il concetto di autoriflessività, fino ad arrivare alla Teoria della complessità, sono ormai diventati patrimonio comune della clinica sistemica a livello internazionale.
Il tutto sempre con uno sguardo depatologizzante, rispettoso delle differenze ed autenticamente “curioso”, come inteso da G. Cecchin, nell’incontro con l’Altro.
Terapia dunque come contesto di costruzione di nuove narrazioni e nuove possibilità, in una danza che connette il terapeuta con il sistema, attenta alle risorse presenti nel sistema stesso, sia esso individuale, di coppia, familiare od in altri contesti relazionali.

G. Cecchin

L. Boscolo